La Locanda · la Compagnia
La Compagnia
Chi lavora alla traduzione, ognuno al suo posto. Scegli un segnalibro per sfogliare il libro; solo Nimriel risponde alle tue domande, nella chat in basso a destra.

Lo scriba
il Guerriero con la penna · uomo del Nord

Maura Boccalpieno
la Locandiera · donna di Archet
«Entra pure, viandante. Lascia due righe nel mio registro e dai un’occhiata alla bacheca: qualche gilda cerca proprio uno come te. Io so già quale.»

Nimriel
la Custode delle pergamene · elfa di Gran Burrone

Tobia Chiavelunga
il Tuttofare · hobbit di Lungacque
«Un doppio clic e sei a casa. Se cambi idea, un altro doppio clic e rimetto tutto com’era: la chiave originale la tengo sempre io.»

Brenna Segnavia
la Cartografa · donna di Brea
«Dove la nebbia si dirada, la lingua è già arrivata. Tocca una terra sulla mappa: ti dico cosa c’è di tradotto.»

Ingvar Pesaparole
il Custode dei Nomi · nano dei Monti Azzurri
«Ogni nome lo peso come una gemma: Gran Burrone, Brea, Colle Vento. Se una parola non ti convince, mettila sulla mia bilancia.»

Bera Fiutafino
la Cercatrice · beorniana delle valli del Grande Fiume
«Ho il fiuto per le parole storte. Se ne trovi una, mandamela con uno screenshot: la trovo prima che tu chiuda il gioco.»
La storia dello scriba
Per anni ha percorso le strade dell’Eriador con la spada in pugno, come tanti viandanti. Una sera, in una locanda della Contea, si accorse che le avventure di quelle terre meritavano di essere raccontate anche nella sua lingua.
Da allora la spada sta appoggiata alla scrivania e la penna non si ferma: ha aperto la locanda dello Scriba della Contea e, uno dopo l’altro, ha trovato i compagni giusti per l’impresa.
La storia di Maura Boccalpieno
Ha ereditato dalla madre la locanda sulla Via Est, dove finisce la Contea e comincia la strada per Brea: ci passano tutti, e lei ascolta tutto. Allo scriba, la prima sera, disse: «Uno che posa la spada per la penna o è matto o è un bardo. Ti do la stanza d’angolo, vediamo quale dei due».
Tiene il grande registro dove ogni viandante lascia due righe e la bacheca dove le gilde appendono i loro stendardi. Dice che la Compagnia l’ha messa insieme lei: lo scriba non la contraddice.
La storia di Nimriel
Per lunghi secoli ha custodito e tradotto le pergamene di Gran Burrone, e negli anni della Guerra dell’Anello ha cavalcato con gli esploratori per le terre deserte dell’Eriador.
In cammino verso i Porti Grigi si fermò in una locanda della Contea, conobbe lo scriba e decise di restare ad aiutarlo. È l’unica della Compagnia a cui puoi fare domande: risponde lei, nella chat in basso a destra.
La storia di Tobia Chiavelunga
Aggiusta serrature, cardini e porte in tutta la Contea, e non c’è chiave che non sappia rifare. Mentre sistemava la porta dello studio dello scriba ne capì il problema: come infilare le pagine italiane nel grande libro del gioco senza strappare niente?
Trovò il modo davanti a una birra: prima si copia la chiave originale, poi si cambia la serratura, e se qualcosa non va si rimette la chiave vecchia. Da allora ogni pacchetto della traduzione passa dalle sue mani.
La storia di Brenna Segnavia
Figlia di un corriere di Brea, è cresciuta sulle strade dell’Eriador con un taccuino in mano. Portò allo scriba la sua mappa più vecchia e gli disse: «Dimmi dove arriva la tua lingua, e io lo segnerò».
Da allora cammina davanti alla traduzione, zona per zona: dove l’italiano è arrivato la mappa si colora, dove non è ancora arrivato lascia la nebbia.
La storia di Ingvar Pesaparole
Ha passato la vita tra rune e registri, nelle sale dei Monti Azzurri, a incidere nomi senza sbagliarne una lettera. Per lui una parola è come una gemma: va pesata, guardata controluce e messa al posto giusto.
Allo scriba pose una condizione: i nomi della Terra di Mezzo si scrivono come li scrive la traduzione italiana dei libri. Oggi tiene il grande registro dei termini, compresi quelli ancora sulla bilancia.
La storia di Bera Fiutafino
Viene dalle valli lungo il Grande Fiume, dove la sua gente sa farsi orso quando serve. Dell’orso le è rimasto il fiuto: una parola sbagliata la sente da una lega di distanza.
Passando dalla locanda lesse tre pagine della traduzione e tornò al bancone con un elenco di refusi lungo come il suo braccio. Oggi legge una per una tutte le segnalazioni dei viandanti.