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La Locanda · la Compagnia

La Compagnia

Chi lavora alla traduzione, ognuno al suo posto. Scegli un segnalibro per sfogliare il libro; solo Nimriel risponde alle tue domande, nella chat in basso a destra.

Ritratto ad acquerello dello scriba: un guerriero in cotta di maglia e mantello verde, con la spada sulla spalla e una penna d’oca nel guanto macchiato d’inchiostro

Lo scriba

il Guerriero con la penna · uomo del Nord

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Ritratto ad acquerello di Maura, una giovane locandiera dai riccioli rosso fuoco e dagli occhi verdi, con il registro della locanda sotto il braccio

Maura Boccalpieno

la Locandiera · donna di Archet

«Entra pure, viandante. Lascia due righe nel mio registro e dai un’occhiata alla bacheca: qualche gilda cerca proprio uno come te. Io so già quale.»
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Ritratto ad acquerello di Nimriel, un’elfa dai capelli d’argento con un sottile diadema e un rotolo di pergamena

Nimriel

la Custode delle pergamene · elfa di Gran Burrone

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Ritratto ad acquerello di Tobia, un hobbit tuttofare con il panciotto giallo, che alza una grossa chiave di ferro

Tobia Chiavelunga

il Tuttofare · hobbit di Lungacque

«Un doppio clic e sei a casa. Se cambi idea, un altro doppio clic e rimetto tutto com’era: la chiave originale la tengo sempre io.»
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Ritratto ad acquerello di Brenna, una cartografa con la treccia ramata e il mantello grigio azzurro, con taccuino, mappe e bussola

Brenna Segnavia

la Cartografa · donna di Brea

«Dove la nebbia si dirada, la lingua è già arrivata. Tocca una terra sulla mappa: ti dico cosa c’è di tradotto.»
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Ritratto ad acquerello di Ingvar, un vecchio nano con gli occhialetti e la barba a trecce, che pesa una piccola luce su una bilancia d’ottone

Ingvar Pesaparole

il Custode dei Nomi · nano dei Monti Azzurri

«Ogni nome lo peso come una gemma: Gran Burrone, Brea, Colle Vento. Se una parola non ti convince, mettila sulla mia bilancia.»
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Ritratto ad acquerello di Bera, una beorniana con il mantello di pelliccia d’orso, che mostra un foglio con un errore cerchiato in rosso

Bera Fiutafino

la Cercatrice · beorniana delle valli del Grande Fiume

«Ho il fiuto per le parole storte. Se ne trovi una, mandamela con uno screenshot: la trovo prima che tu chiuda il gioco.»
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La storia dello scriba

Per anni ha percorso le strade dell’Eriador con la spada in pugno, come tanti viandanti. Una sera, in una locanda della Contea, si accorse che le avventure di quelle terre meritavano di essere raccontate anche nella sua lingua.

Da allora la spada sta appoggiata alla scrivania e la penna non si ferma: ha aperto la locanda dello Scriba della Contea e, uno dopo l’altro, ha trovato i compagni giusti per l’impresa.

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La storia di Maura Boccalpieno

Ha ereditato dalla madre la locanda sulla Via Est, dove finisce la Contea e comincia la strada per Brea: ci passano tutti, e lei ascolta tutto. Allo scriba, la prima sera, disse: «Uno che posa la spada per la penna o è matto o è un bardo. Ti do la stanza d’angolo, vediamo quale dei due».

Tiene il grande registro dove ogni viandante lascia due righe e la bacheca dove le gilde appendono i loro stendardi. Dice che la Compagnia l’ha messa insieme lei: lo scriba non la contraddice.

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La storia di Nimriel

Per lunghi secoli ha custodito e tradotto le pergamene di Gran Burrone, e negli anni della Guerra dell’Anello ha cavalcato con gli esploratori per le terre deserte dell’Eriador.

In cammino verso i Porti Grigi si fermò in una locanda della Contea, conobbe lo scriba e decise di restare ad aiutarlo. È l’unica della Compagnia a cui puoi fare domande: risponde lei, nella chat in basso a destra.

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La storia di Tobia Chiavelunga

Aggiusta serrature, cardini e porte in tutta la Contea, e non c’è chiave che non sappia rifare. Mentre sistemava la porta dello studio dello scriba ne capì il problema: come infilare le pagine italiane nel grande libro del gioco senza strappare niente?

Trovò il modo davanti a una birra: prima si copia la chiave originale, poi si cambia la serratura, e se qualcosa non va si rimette la chiave vecchia. Da allora ogni pacchetto della traduzione passa dalle sue mani.

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La storia di Brenna Segnavia

Figlia di un corriere di Brea, è cresciuta sulle strade dell’Eriador con un taccuino in mano. Portò allo scriba la sua mappa più vecchia e gli disse: «Dimmi dove arriva la tua lingua, e io lo segnerò».

Da allora cammina davanti alla traduzione, zona per zona: dove l’italiano è arrivato la mappa si colora, dove non è ancora arrivato lascia la nebbia.

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La storia di Ingvar Pesaparole

Ha passato la vita tra rune e registri, nelle sale dei Monti Azzurri, a incidere nomi senza sbagliarne una lettera. Per lui una parola è come una gemma: va pesata, guardata controluce e messa al posto giusto.

Allo scriba pose una condizione: i nomi della Terra di Mezzo si scrivono come li scrive la traduzione italiana dei libri. Oggi tiene il grande registro dei termini, compresi quelli ancora sulla bilancia.

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La storia di Bera Fiutafino

Viene dalle valli lungo il Grande Fiume, dove la sua gente sa farsi orso quando serve. Dell’orso le è rimasto il fiuto: una parola sbagliata la sente da una lega di distanza.

Passando dalla locanda lesse tre pagine della traduzione e tornò al bancone con un elenco di refusi lungo come il suo braccio. Oggi legge una per una tutte le segnalazioni dei viandanti.

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